MA PERCHÈ LA CARTA IGIENICA?

C'è un bene di consumo che con l'inizio della quarantena in tutto il mondo è andato letteralmente a ruba, e non era da mangiare: la carta igienica.
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In questi giorni, come tanti di voi -credo tutti- sono andato al supermercato più cauto e attento a ciò che compravo.

Oltre che a far caso a ogni movimento che compievo, cercavo di prevedere se ciò che era poggiato sugli scaffali potesse servirmi prima o poi. Ad esempio ho comprato un tubetto di mayonese in più del solito, pur sapendo di averne ancora, perché hai visto mai che mi fosse venuta voglia di farmi un sandwich e non averla a casa.

La quarantena, d’altronde, si affronta anche così.

Come me probabilmente anche voi ci siete cascati, in questo meccanismo.

La cosa che però mi ha più colpito è stato vedere che anche in maniera trasversale fra noi italiani e gli altri Paesi coinvolti nella pandemia c’è stato questo effetto attrattivo verso la carta igienica.

Gente che va a fare il pieno di acqua e carta igienica. Non pasta, non olio, o forse non solo. Carta igienica.

Sul Corriere sono riportate le parole di uno psicologo clinico americano: «Durante questi fenomeni, aumenta la sensibilità verso il disgusto. E non c’è strumento migliore della carta igienica per eliminarlo.».

Ci può stare, come spiegazione. D’altronde, quando pensi che il tuo mondo stia cambiando (in peggio, soprattutto), ti preoccupi di mettere in sicurezza ciò che ti dà certezza, ciò che ti sembra parte del tuo benessere. Sarà.

La cosa che però mi fa pensare è che, cioè, prima di saccheggiare la carta igienica io mi preoccuperei di farina, latte a lunga scadenza, olio, pasta. Roba da mangiare insomma. E ovviamente la mayonese no, non rientra in tutto questo, infatti il mio è stato un gesto neanche troppo ragionato, quasi compulsivo: non è che ne sia troppo orgoglioso.

Detto ciò, perché proprio la carta igienica?

Ho provato a spiegarmi questa faccenda in maniera semi-seria, facendo un elenco di cause ed effetti non necessariamente presentato in ordine di importanza.

1) Ha ragione il professore citato dal Corriere: tutto pudore. In fondo, in maniera totalmente inconscia, ci preoccupiamo della nostra igiene tentando di levarci di torno ogni richiamo alla sporcizia, seppur prodotta dal nostro corpo. In una situazione dove lavarsi le mani e igienizzare tutto diventa l’attività principale o quasi, è quindi un meccanismo automatico, anche prevedibile. Compriamo carta igienica perché dobbiamo essere puliti. Un po’ come l’alcool, che è introvabile e ci sembra l’unico modo di difenderci.

2) Mai senza un po’ di decoro. Ci spaventa l’idea che ci sia un momento in cui le convenzioni fino ad oggi in vigore, anche fra le mura domestiche, vengano meno. E quindi riteniamo normale tutta quella dotazione che è, ovviamente, frutto del benessere post-bellico.

3) Non abbiamo più giornali in casa. Brutto a dirsi, ma una volta per svolgere quella determinata funzione -della carta igienica, intendo- si usava la carta di giornale. Di quotidiano, per lo più. Un oggetto che oggi difficilmente possiamo avere in casa, e cui -in caso di necessità- non possiamo variare l’indirizzo d’utilizzo.

4) Il concetto di usa e getta. Raccontava mia nonna che anche solo 70 anni fa i pannolini lavabili era la normalità. Ai bambini veniva applicata una pezza di tessuto legata con la spilla da balia, che fungeva da “contenitore”: quando si sporcava, si lavava. Poi arrivarono i pannolini usa e getta e di quel modello ci dimenticammo, fino a che la natura e l’incapacità di smaltire senza inquinare quel materiale plastico sporco ed esausto ci ha obbligato a riconsiderarlo.
Ho idea che in generale presto o tardi dovremo riconsiderare tutto ciò che è pensato per essere gettato dopo un solo utilizzo: se non altro perché, appunto, la crisi che stiamo vivendo sta mostrando tutti i limiti -noti e arcinoti- del nostro modello economico. E cosa useremo al posto della carta igienica? Non lo so, però se veramente si avessero problemi a trovare carta igienica nei punti vendita, probabilmente i nostri amici tedeschi, francesi, americani etc. rivaluterebbero il bidet, su cui prima o poi scriverò un saggio o lancerò un’azienda dedicata.

Altre ragioni non ne trovo, sicuramente me ne verranno in mente però. Perché se ci pensate, in una tragedia che propone anche dei momenti di farsa, la carta igienica e quel bisogno atavico di averne in casa è un’ottima sintesi di come la nostra parte di mondo stia bene. Varrebbe la pena tenerlo da conto anche quando la fase caotica sarà finita, e non baderemo più alle piccole cose che rendono la nostra vita migliore (e più pulita).