FRA FABBRICHE E PIATTAFORME

Altre recensioni, questa volta per due testi illuminanti per la mia professione: "Fabbrica futuro" e "Platform brand".
d8760107-7ff4-4b5e-9725-421fc06ad9a9

È da un po’ che non scrivo sul mio blog, e in effetti è un peccato, perché tornare a buttar giù due righe in tranquillità è esercizio utile alla riflessione.

Avevo in cantiere un post sui fantastici biscotti alla Nutella (ma lo scriverò, non vi preoccupate) e sull’impatto che hanno avuto sul mercato, poi però ho pensato di deviare il tema, concentrandomi ancora una volta sui libri che sto leggendo, anche perché negli ultimi giorni ho trovato sulla mia strada due testi che penso possano essere decisamente di valore.

Ne voglio segnalare due in particolare, che per motivi diversi consiglio (l’ordine di esposizione è riconducibile al momento in cui ne sono venuto in possesso).

Fabbrica Futuro

Il primo è un libro sulle fabbriche. Proprio così: su come le fabbriche sono cambiate.

Si intitola “Fabbrica Futuro” e il sottotitolo è un piccolo sunto di moltissimi temi interessanti, decisamente proiettati al futuro: “Lavoro, contratti smart, azienda a bassa gerarchia, rivoluzione della mobilità, tecnologie. FCA, gli operai 4.0 e l’Italia nell’era post-Marchionne”.

Racconta l’esperienza di FCA nella trasformazione dei suoi impianti, partendo da quelli che storicamente sono stati più ostici e improduttivi: Pomigliano D’Arco e Melfi.

Lo hanno scritto Marco Bentivogli, segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici CISL, e Diodato Pirone, un giornalista che si definisce “industrialista” (fra l’altro, scrive anche per gli amici di SenzaFiltro). L’editore è Egea, e lo trovate naturalmente su Amazon.

Ora: trovarsi a parlare di fabbriche oggi, nel 2019-quasi 2020, sembra essere fuori luogo, a maggior ragione se il punto di vista è simile al mio, che ho una lettura della faccenda molto distaccata (mio malgrado, in fabbrica non ci ho mai lavorato).

Le “fabbriche” però non sono solo luoghi: fanno parte del modo di intendere l’azienda, come essa riesce a sintetizzare nella filiera produttiva i propri valori. Nella fabbrica si dà concretezza a una visione, prima che un insieme di strutture che lavorano.

Ecco, questo libro racconta egregiamente un caso di successo, quello di FCA: come le fabbriche sono state al centro di una trasformazione positiva che ha portato benefici a tutti, agli operai ai dirigenti (oltre che all’azienda stessa).

Io lo sto trovando veramente illuminante, per tantissime ragioni. Per questo lo consiglio anche a chi lavora nel mondo delle HR, se non altro per una ragione: molto della trasformazione che è avvenuta ad esempio a Pomigliano è stato possibile grazie a un lavoro importantissimo sulle persone, insieme alle persone. Segno che le aziende che non curano i propri dipendenti (anche quelli meno visibili e forse meno considerati) sono destinate a perdere terreno competitivo.

Platform Brand

L’altro libro che mi sento di consigliare, lo dico subito, non l’ho neanche cominciato effettivamente. Mi è arrivato solo ieri, ma a partire dal titolo so già che sarà uno di quei testi che farà discutere (in positivo). “Platform Brand” lo ha scritto Alberto (edito dagli amici di FrancoAngeli), con cui posso dire orgogliosamente di aver lavorato su molti progetti diversi.

Mi chiederete allora perché ne sono così certo, che si un bel libro: perché, al di là dell’amicizia che mi lega all’autore, posso confermare che stiamo parlando di uno dei massimi esperti in Italia di digitale, che sul serio ha qualcosa da dire di nuovo. Attenzione, per “digitale” intendo tutta la filiera che questo medium porta con sé, non solo le technicality ma anche il modo di pensare che genera nelle persone, e di conseguenza, nei brand.

Ho seguito tanti interventi di Alberto, ho letto i suoi libri e posso immaginare quale sia il percorso che lo ha portato a scrivere questo lavoro, che a partire dal titolo formalizza benissimo un concetto: le aziende “piattaforma”, di cui si parla da qualche anno, sono i modelli che devono diventare riferimento per chi si attarda con elucubrazioni poco improntate al futuro e sta cercando una strada per evolvere. Ho letto qui e lì qualche pagina, e so che sarà uno di quei testi che mi insegnerà qualcosa di nuovo (come tutte le volte in cui ho lavorato o ho letto qualcosa di Alberto).

Spoiler

Fabbrica e piattaforma. Viviamo in un’epoca strana, a tratti affascinante, innervata di riferimenti più o meno marcati al mondo della narrazione. Luoghi diventano spazi di esperienza, le aziende diventano addirittura mondi in cui immergersi.

Siamo di fronte a una transizione. Leggevo oggi su Facebook un post molto acuto scritto da Maurizio Goetz (seguitelo, se già non lo fate!) che recita: “Non viviamo più in un’era post… Ma in un’era pre…”. Non posso essere più d’accordo.

È un po’ che ci ragiono. Ho lasciato in giro un po’ di tracce, tipo in questo post, sui pensieri che sono scaturiti dalle mie riflessioni.

Presto anche loro troveranno spazio… 😉