RIGENERAZIONE AZIENDALE: UNA NUOVA IDEA DI CONSULENZA

Una modesta proposta per (ri)pensare il concetto di sviluppo delle aziende
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Durante la fase di studio e preparazione per un progetto editoriale cui ho cominciato a lavorare, mi sono imbattuto in un articolo molto interessante di Repubblica del 2017, dal titolo “La crescita alternativa in tre regole: rigenerare, durare e condividere“.

Nel pezzo si cita la definizione della Fondazione Ellen McArthur  di Economia Circolare, la quale “esprime un’idea di economia che possa “auto- rigenerarsi”, ovvero un sistema economico in cui lo sviluppo non è legato al consumo di risorse finite, ma ai principi dell’utilizzo di risorse rinnovabili e alla non produzione di rifiuti.“, e si propone di applicare tale lettura alle aziende, in una logica di rinnovamento generale dei processi produttivi e organizzativi.

Una visione che ho avuto modo di tastare con mano quando sono stato coinvolto (come consulente esterno) in alcuni progetti di comunicazione di Novamont, che ritengo una delle realtà più pazzesche che il nostro Paese possa vantare. L’azienda di Novara è protagonista punta a definire i propri processi secondo il modello circolare, in tutta la propria filiera produttiva. Non a caso uno dei suoi brevetti più conosciuti, il MaterBi, può essere anche assunto a esempio di quanto sia efficace tale approccio.

Il modello di Economia Circolare (fonte immagine: sito di Anthesis Group)

Senza entrare nel dettaglio del modello, c’è una parola in particolare che mi ha colpito: rigenerare, il cui sostantivo, rigenerazione, sta entrando prepotentemente nel nostro vocabolario concettuale.

Il termine è già infatti impiegato nell’ambito di sviluppo urbano (in inglese, Urban Rigeneration) per indicare quei processi di riqualificazione delle zone cittadine che hanno lo scopo di ridare valore a luoghi altrimenti degradati, e azzerare come effetto non così secondario il consumo di territorio. Un concetto che può essere applicato anche a beni di consumo, non solo ai luoghi, talvolta con risultati sorprendenti.

Rigenerare è un’operazione altamente profittevole sotto tutti i punti di vista, perché permette di ridare importanza a ciò che altrimenti sarebbe completamente fermo e inutile, senza peraltro consumare ulteriori risorse materiali. Economicamente, a livello di società e ambientale, è una scelta vincente.

La domanda mi è -come si suol dire- sorta un po’ spontaneamente. Si può applicare il concetto al mondo delle aziende?

Tante volte infatti mi è capitato di entrare in contatto con aziende dalle enormi potenzialità, che vengono frenate magari da una difficoltà a proiettarsi al futuro in maniera diversa, più consapevole. Non incapaci di rinnovare (quindi di sostituire con “una cosa nuova una vecchia o ritenuta inattuale, non più valida”, per citare la Treccani), ma proprio di ripartire da ciò che nel proprio DNA è già di valore, e ridarvi nuova linfa.

Ho quindi cercato online per capire se il termine fosse già stato adottato: ho trovato alcuni meeting organizzati negli anni passati a Pordenone (2009) e Rimini (2010) e riferimenti molto generali ai processi di Riprogettazione di processo in azienda. Eppure, la Rigenerazione è qualcosa di diverso: non è soltanto intervenire sui processi allo scopo di cambiare e rinnovare, quanto far ripartire ciò che è stantio, magari dandogli anche un nuovo scopo.

Cosa intendo?

Il modello di Business process Reengineering (Fonte immagine: Consultant.hr)

Il modello di Business Process Reengineering, che identifica il flusso di attività per riprogettare i processi in azienda, può essere d’aiuto a far capire quali possano essere le fasi più strettamente operative. Credo che però la rigenerazione sia un qualcosa di più profondo, che vada esplorata su piani nuovi.

A mio modesto avviso, infatti, oggi per Rigenerarsi veramente le aziende devono identificare nuovi scopi, nuovi traguardi, che rinfreschino la propria visione secondo delle logiche nuove, dei traguardi più concreti anche dal punto di vista più valoriale. In altri termini, possono lavorare al processo di Rigenerazione partendo dalle idee fondative che stanno alla base della propria ragion d’essere.

Sono convinto che sul mercato arriverà presto una nuova figura. Un consulente in grado di guidare le aziende nel definire il proprio ruolo all’interno del mondo, e intendiamoci: non parlo di posizionamento di marca. Parlo proprio di definire come e quanto un brand possa impattare sugli altri, come possa concretamente agire e dare un nuovo senso al proprio impatto su società, persone e ovviamente ambiente.

La Rigenerazione Aziendale sarà un percorso filosofico, in cui lo spirito d’impresa che ha dato il via al tutto viene rinnovato secondo una nuova modalità. Nessuna realtà, allo stato attuale, può esistere solo basandosi sull’idea di produrre un profitto. Rigenerare significa intervenire sulla propria essenza, concretizzando quelle idee di passione, innovazione, qualità, che comunemente leggiamo sulle pagine “Chi siamo” di ogni sito corporate, e che vengono indicate come alla base del progetto.

Chi saranno queste nuove figure? Penso ai filosofi, agli esperti di narrazione, di circular & sharing economy, ma che siano anche molto tecnici, che abbiano un know-how prettamente digitale e che siano propense a vivere l’approccio creativo come unico e inimitabile. Penso a persone che guardino al mondo e trovino opportunità nel costruire un futuro più sostenibile nel vero senso della parola. Persone che concretamente diano soluzioni partendo da un’idea di progresso più vicina a concetti quali condivisione e uguaglianza che non profitto a tutti i costi.

In merito a questo ho provato a darne una lettura sul numero di aprile di MarkUp in edicola questo mese, in un articolo che parla del modello di BlockChain Narrative presentato nei mesi scorsi.

Arriverrà un momento in cui il concetto di Rigenerazione sarà sempre più in cima alle agende degli attori economici e aziendali. E sono convinto che questo momento sia sempre più vicino!

PS: per maggiori info su chiavi di lettura molto simili, vi invito a leggere il magazine online BeIntelligent, progetto a cura di Elena Grinta, la quale -al di là del progetto editoriale- come consulente si sta concentrando proprio su come aiutare le aziende a identificare il proprio scopo, e a comunicare con efficacia la propria visione partendo dal DNA alla base della propria ragion d’essere